GLI SPECCHI DELL’ABISSO

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A che prezzo siamo arrivati nell’asta abissale dove al posto de marteloo titilla un cucchiaio?

Un chiodo è appeso ad un chiodo ed un uomo appeso ad una donna?

Scovolini che raschiano superfici argentee materne creano misoginie astratte.

Il canto della luna attira molti lupi ma solo un Minotauro sa ingpiare il filo di Arianna.

Arianna è Teseo e attorciglia il filo come un ragno attorno al suo verme preferito.

Nessuno sbattito d’ali serve.

Nessun luccichio.

Per cadere nel pozzo della prostitudine mentale.

Chi ha più sassi da tirare attira cerchi fino alla riva e chi rimane seduto disegna un cerchio attorno a se stesso.

Non  vi è morbidezza tra il cielo e il mare eppure sembrano uniti a chi sa guardare.

“Specchio specchio delle mie trame, chi sarà il prossimo suddito del mio reame?”

(Copyright della porsia di Amleta Bloom)

 

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LE SABBIE DEL TEMPO

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Io credo che una persona che ha attraversato gli oceani delle difficolta esistenziali possa insegnare molto agli altri.

La saggezza di una volta era rappresentata dagli anni e da tutto quello che una persona aveva vissuto superando tutto e rimanendo “centrata”.

La centratura non è una fossilizzazione in un punto fisso in sè; così come non si può fissare l’energia in un unico punto, non si può avere uno spazio di sè cementato e immobile.

Piuttosto questa centratura, che da stabilità, è basata appunto sull’aver sperimentato i più disparati stati d’animo, esserci entrati dentro fino in fondo ed esserne usciti illesi.

Un pò come quando un bravo attore recita bene una parte solo dopo aver sperimentato una certa situazione sulla propria pelle.

Così solo una persona che ha vissuto può insegnare la vita. E solo una persona che è morta può insegnare la morte.

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IL PROSECCO DOPATO

Ieri ho sentito che gli inglesi aspettando il famoso matrimonio di Meghan e Henry già festeggiano bevendo Prosecco. Ovviamente gli inglesi non vivono da queste parti. Da queste parti dove ci si alza la mattina e si aprono le finestre e si vedono i trattori che spruzzano pesticidi sulle vigne.

Ovviamente gli inglesi non sanno che quei pesticidi finiscono nel vino stesso e che quindi non solo fa male alla salute ma avvelena anche le persone che vivono in queste zone del prosecco. I pesticidi che vengono usati causano difficoltà respiratorie, allergie e gravi problemi ai polmoni.

Ma gli inglesi devono festeggiare, così come anche gli italiani amanti del buon vino. I quali amanti del buon vino dovrebbero ben sapere che cosa viene spruzzato su quell’uva ma sembra che lo abbiano dimenticato.

Il bello è che chi spruzza questi pesticidi qui, cioè ormai dovunque nel Veneto, se lo respira e lo respirano le loro famiglie e i loro bambini. Ma di questo sembra che non gli freghi niente nemmeno a loro. Loro sono pagati per irrorare con questi veleni le vigne e i veleni finiscono nell’aria, nei nostri orti, nei nostri giardini e dentro le nostre case.

Ma a chi importa? A chi brinda alle nozze regali? Sicuramente no. E non sanno che il veleno presto entrerà in circolazione e che i polmoni festeggeranno anche loro!

Esistono dei comitati che da anni organizzano marce di protesta ma a quanto pare non servono a niente. Si continua ad aprire la finestra e a respirare veleno ogni giorno e ci si ammala e nessuno paga i danni alla salute.

 

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IL FATICOSO FUTURO

Le donne lavorano e sgobbano a casa. Gli uomini lavorano e sgobbano a casa. Quali sono le comodità che il futuro preannunciato ci aveva assicurato? Le macchine che guidano da sole fanno incidenti. Non si può ancora lavorare da casa, almeno per la stragrande maggioranza dei lavoratori. Uomini e donne hanno incombenze sia a lavoro che a casa e anche incombenze da genitori. Il progresso cosa ha portato alla vita degli esseri umani? Benessere o fatica? Il progresso non ha eliminato la fatica ma alla fatica si è aggiunto lo stress, che prima non esisteva, e dunque questo sarebbe il dorato futuro che tutti aspettavamo?

Quando guardiamo qualche film di fatascienza vediamo una vita del tutto diversa. Cibi pronti e macchine che lavorano da sole mentre le persone si godono un riposo quotidiano realizzandosi nei propri interessi e passioni. È troppo lontano questo futuro oppure è l’uomo che non è capace di trovare una soluzione per una evoluzione che elimini la fatica e certi problemi dal mondo? In effetti se guardiamo al mondo vediamo ststi molto avanzati che mandano uomini in orbita e stati in cui il massimo della tecnologia è una macchina per mungere le vacche. Dunque è questo divario tra le varie popolazioni a non permettere un’evoluzione adeguata ai bisogni dell’uomo?

Dicono che ad un gruppetto di persone fa comodo che in quegli stati si rimanga alla fame e si pascolino solo pecore. Ma così facendo si ha una spina al fianco che punge sempre anche se la pianta rimane oltreoceano. Dunque sono questi signori che ostacolano la scienza e il vero progresso oppure l’umanità non è ancora pronta per una vera rivoluzione nello stile di vita? Alcuni dicono ” adesso abbiamo internert” e questo è vero ma guardatevi intorno, e guardate voi stessi, quanto fsticate dalla mattina alla sera? E a cosa vi è servito internet? Vi ha risolto la vita? Vi ha tolto la fatica? La mia risposta e no. E la vostra?

 

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FARFALLE E CHIODI

Mettono fretta quando sbattono le ali per dispetto sul doppiopetto.

Mettono indisposizione quando chiedono troppo amore, queste farfalle che chiedono sentimento.

Fanno troppo vento se sbattono troppo le ali e fanno paura se mostranoni propri colori.

Gli uomini chiodo sano soltanto infilzare il loro petto e tenerle come ornamento nello studio.

Poi le ammirano in silenzio e piangono quando nessuno li vede.

Vivono un solo giorno eppure è così intensa quella polvere argentea che sporca i vestiti di tutti i mariti.

E sbattendo ancora le ali, seppur morte, fanno rumore per coprire il buco creato del chiodo aguzzo.

E la malasorte le ha rese fragili come petali di giada e la fortuna le ha rese eterne come le statue dorate del Buddha.

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CONTROCANTO

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Cadono petali di niente.

Cadono fiori di mente.

Cosa possono fare le mani

per raccogliere tutto è un dilemma.

Bere la terra e mangiarsi il cielo

quando le dita rincorrono steli

e li spine pungono i piedi.

La profondità di un bicchiere azzurro

dona la serenità dell’altezza.

Con quale momento hai avuto più emozione?

Col momento nel quale non le ho più provate?

In quale passato eri solo fuoco?

Quando bruciavo per ogni agnello morto.

Adesso non belano più, adesso non si sentono più gemiti di alcun tipo.

E tutto è così beatamente sublime!

Nella pozza d’acqua crescono minuscoli girini,

ma le rane adulte hanno bisogno di più larghi pantani per saltare.

Svolgono mansioni esistenziali mentre gracidano insieme,

e il popolo intero fa finta di annuire a quel suono disturbante,

e intanto prepara la battaglia per catturarle e friggerle in padella.

Ma i girini sono troppi e qualcuna sfuggirà e con la sua voce

alzerà un pianto così elevato da convertire persino le mute falene.

 

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NUVOLOSA

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Piantami nuvole nel cuore perchè non cresce più niente là dove c’era il prato più verde.

Le parole colpiscono e sono strali diretti proprio lì sulle valvole più pulsanti.

Sono una strana creatura fatta di mare e sangue pulsante che non pulsa più.

Sono una strana donna che nessuno sopporta e tutti desiderano per sè.

Sono vivo perchè questa donna mi ha dato tutto quello che aveva dentro.

Io sono il suo cuore, sono contento di non poter battere come una volta.

E ogni colpo che prendo mi ammalo e l’infarto è là dietro che aspetta.

Oh povero cuore mio destinato alla sparizione totale.

E cosa rimarrà dove c’era il prato verde? Un burrone?

Sono vivo e sono morta.

Non esiste più la mezza esistenza!

(Copyright della poesia di Amleta Bloom)

 

 

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STATUSGRAPHIC

Dignani

Dolore stratificato in colore, stratificato in amore, stratificato in terrore, sedimentato.

Accolto da reflussi acidi di faglie, fessure, coperture e aggiustamenti.

Spostamenti di righe, di numeri e punti, spostamenti di persone sotto strati di colore, corrugamenti e creazione.

L’uomo e le sue malattie devote, attaccate, solidificate e concesse a se stesso da un neurotrasmettitore accidentale.

L’uomo e i suoi accidentali tagli di memoria. Amici dimenticati. Ricordi dimenticati. Parenti dimenticati. Parti di sè, sedimentate.

In mezzo a questo tutto: votazioni e cromature, punteggi, giudizi sulle prestazioni umane, sulle azioni fatte e non fatte e cose dette o taciute.

Non viene mai riconosciuto l’intervento dell’erosione emotiva su certi aspetti fisici e le gambe vacillano sempre sul duro passato scolare.

( copyright della poesia di Amleta Bloom)

( quadro di Enrico Dignani)

 

 

 

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C’ERA UN VOLTO

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Crescevo sul tu collo come un pomo d’Adamo,

tentavo la sorte della tua conoscenza.

Il paradiso degli attrezzi era l’eden metallico del nuovo giorno.

Ma tu deperivi come un frutto che marcisce prima di maturarsi.

Deperivi come una ciliegia col verme dentro e brucia pure il verme, senza riparo.

Smettesti di finire le cose e iniziasti a finire tu.

C’era quel tuo viso luminoso e diafano con la morte scritta sopra ogni guancia.

E nessun angelo marmoreo era più gelido di te che non sei nemmeno umano.

Avevi un volto ma adesso si vedono solo ossa di cranio spinto dal pensare imperterrito e distruttivo.

Abbi pietà di te.

( copyright della poesia di Amleta Bloom)

( Quadro di Maiky Padalino)

 

 

 

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TORTA DI OCEANI

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Sogno o son mesta?

Camminavo sulla battigia e ho visto un veliero.

No, non era Jack Sparrow, era la nave che scaricava immondizia a mare.

Bella nave di capitani oltraggiosi, non timorosi di nessuna legge.

Perchè chi ha il veliero senza vele non sa cosa sia l’oceano.

Solca i mari della ricchezza ma non riconosce la bellezza.

Affondavo i piedi nella riva e tiravo palle di sabbia contro lo yatch che disseminava merda nel mio mare.

Gridavo ma loro non sentivano.

La musica era a tutto volume, i pesci  saltavano nella loro padella ed io dovevo assistere a questo spettacolo.

Poi ho preso una rete, sono andato al largo e l’ho impigliata nella loro elica.

Mia madre mi ha detto di fare sempre il bravo bambino ma non gli dirò niente.

Lo sapremo solo il mare ed io.

( copyright del racconto di Amleta Bloom)

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