CYBERANGEL

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Mi avevano impiantato due ali nella spina dorsale.

Dicevano che avrei dovuto volare fino alla terra degli umani.

Un innesto di due cuori pulsanti nel mio petto di metallo

e un cervello da robot cibernetico completamente nuovo.

Mi dissero qual’era la mia missione e dovetti obbedire

ma non sapevo che uno dei due cuori avrebbe iniziato a farmi cambiare.

Piano piano ogni piuma si atrofizzava e ad ogni dolore una piuma cadeva

e i vuoti si moltiplicavano e ogni tanto stramazzavo al suolo.

Che angelo imbranato ero!

Ma io ero sicuro di me, e non avrei ceduto, perché non ero umano.

Avevno però impiantato in me quella cosa strana che essi chiamavano amore.

Me lo scrissero nel mio DNA per non farmelo scordare.

Appena però misi piede sul suolo terrestre ebbi un lapsus

e non ricordai più niente di quello per cui ero stato programmato.

Mi avevano inchiodato in testa l’idea che dovessi trovare qualcuno come me

ma di angeli cibernetici non vedevo neanche l’ombra su questa terra.

Ero l’unico essere con due ali stellari e due cuori di carta;

nel primo c’era scritto: IO

e nel secondo c’era scritto: DIO

ma non sapevo nulla né dell’uno né dell’altro.

Io credevo fossero solo due sigle dei miei programmatori.

Quei bastardi avevano sicuramente giocato sulla mia pelle metallica

e ora se la ridevano soddisfatti.

Non ero stato una loro invenzione, non ero un uomo come loro,

non ero nemmeno umano e lo so, un po’ mi invidiavano.

Avevo due cuori ma non potevo innamorarmi.

Avevo due ali ma non potevo volare.

La mia missione era la distruzione del genere umano.

Dovevo farlo, non avevo motivo per non eseguire l’ordine infisso nel mio cervello.

Ma poi vidi quella goccia d’acqua sulla mia mano e scorsi il mio viso:

sembravo proprio un umano!

Mi avevano raccontato balle!

Non ero un cyborg, non ero disumano allora.

Questa cosa mi fece colare sangue dal naso e così assaggiai il sapore della vita:

è sempre un’esperienza strana scoprire di avere una vita.

Toccai le mie ali e strappai via le ultime piume appiccicate dal sudore.

Poi aprii il mio petto, tirai fuori i due cuori e li ridussi a piccoli pezzi.

Perché i miei programmatori mi avevano preso in giro?

Io non potevo essere umano ma non ero nemmeno uno di loro.

Lessi nel mio DNA quella parola: amore

e ancora mi chiedo chi l’avesse scritta così scavata nella mia carne di metallo.

Spensi il mio cervello e mi lasciai cadere nell’acqua del mare,

volevo tornare indietro, volevo tornare da dove ero venuto.

Adesso sono lì, in mezzo alla sabbia, arrugginito, morto e mai più umano.

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Informazioni su amleta

Mi chiamo Amleta Bloom e sono una persona molto solare, allegra, socievole ed affettuosa. Ho vissuto e studiato Performing Arts a Londra dove ho potuto sperimentare diverse forme artistiche. Esprimo le mie emozioni attraverso la scrittura. Ho quattro editori e dieci libri pubblicati in formato cartaceo, in formato ebook e in audiolibro. Ho una personalità molto creativa e sono impegnata in vari interessi e progetti. Pratico diversi sport e mi piace conoscere gente e stare in compagnia. Amo gli animali, la natura, il mare, le montagne, le barche, gli aerei, le navi e la psicanalisi. Credo nel valore dell’amicizia e dell’amore, della collaborazione e dell’aiuto reciproco a livello interpersonale e internazionale. Le mie passioni sono: il nuoto, la MTB, il trekking, il diving, il kite surfing, il tai chi, la meditazione, il ciclismo, l’arte, il giardinaggio, il teatro, il cinema, i viaggi.
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