DOPPIANIMA

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Lampi alcolici e mani lente. Inoltro schede simboliche tagliate per chiamate non fatte. Mi spassiona l’avventura distorta di una estesa genìa di uomini con un unico intento. Piccoli passi e piccole tracce su un file che non spiegano nulla.

Disinstallo acronimi e rebus, disinstallo persone dal mio animal infernale. Coprendo con tessuti vivi la porta connettiva posso sentire lo strazio di chi ancora vivo non mangia non dorme non lavora non digita file.

Sfioro orde di fili, di fischi e di velieri nascosti nel set del dual core. Sdoppiandomi riesco a inserire tutto nel mio set, innescando catene di fiordi gelidi.

Lestat non c’era ancora quando morsi il mio collo. Lestat non esisteva ancora quando mi dissanguai da solo. Volli farmi diventare animale per vivere da uomo. Volli farmi diventare animale per resistere agli uomini.

Me ne stavo seduto da solo ma non ero solo. Me ne stavo in piedi da solo ma non ero solo. Alla fine la faccenda mi fu così naturale che non mi chiesi più chi era quell’animale che si increspava col mio fianco.

Non mi addomesticarono mai, ero un tipo troppo grosso per i loro collari e le catene si squagliavano. Le gabbie le adoravo perché le sbarre almeno mi limitavano i pensieri. Le gabbie le adoravo perché lì dentro finivano le mie prede divine.

Mi sdoppiavano come virus, mi sdoppiavano come intrusori di bios. Non ero cosciente ancora del mio potenziale ma loro capirono tutto e mi diedero in pasto ai miei nervi. Non rimasi illeso. Ora vi sto raccontando una vita che poteva non essere mia. Cancellata dalla memoria centrale, ma scritta sopra la pietra del mio letto, quel giorno che mi risvegliarono sotto l’effetto di uno strano sogno.

Cosa ero diventato, in che file mi trovavo, ero arrivato come alla fine del processo siderlae?

Avevo chiuso gli occhi lasciandoli aperti. Avevo chiuso gli occhi lasciandomi aperto.

Erano entrati in parecchi, di soppiatto, password e tutto nel taschino. Poi rimasi nascosto nel tunnel della metro per mesi infiniti. Mangiavo patatine mane e sera. Diventai un gatto che vede di notte. Non mi riposai mai. Piuttosto sarei morto che venire alla luce come mi volevano loro!

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Informazioni su amleta

Sono una artista poliedrica e cosmopolita, una persona fantasiosa e creativa. Ho un'esistenza in perenne evoluzione e nella mia vita ho fatto molti cambiamenti e progressi. Ognuno è benvenuto sul mio cammino e se i nostri passi coincidono lasceremo tracce chiare affinchè altri ci seguano. Che il vento apra le vostre ali e vi porti oltre ogni orizzonte umano per scoprire il nostro nido selvatico, in fondo al mare, sul ramo più alto, sullo scoglio più aguzzo o oltre l'orizzonte umano. Espandete il vostro cuore e lasciatevi abbracciare dal mio respiro di drago che porta il calore dell’amore universale.
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