MANGROVIA FAMILIARE

fractal

 

Mille personalità hanno preso il mio posto. Mille candele si sono spente col soffio del gelo. Sono tornato al gelido nido dentro me stesso. Un covo di quarzo, un geode immenso, colmo di brillantezze ignote.

La mia caverna di cuore dalla quale ero uscito per tastare i sentieri della vita. Ho lasciato la mia umanità a marcire sulle foglie secche, non mi sono accontentato delle ombre. Sono uscito fuori e ho visto tutto quello che avevo guardato. Fuori da me stesso era un’altra cosa ma al rientro è stato molto meglio.

Una nave di dolore aveva aperto l’oceano, è emersa come un fantasma dalle acque del mio mare borderline. Nessuno poteva arrestare la mia distruzione ma quando mi risvegliai col soffio della morte ero di nuovo rinato. Io danzerò come un ossesso sulle piste dei mondi che abbiamo dimenticato. Mi agiterò per rompere ogni inizio e ogni fine.

Sarò il perturbatore delle folle. L’inclinazione delle colonne d’ercole. Presi a braccetto ogni fanciulla e la condussi al ballo. Non ne dimenticai nessuna e tutte ebbero la loro festa privata. La seduzione è l’arma migliore per rimanere da soli. La seduzione è la festa per ogni donna che non vuole vivere con me.

Io sono il nemico di me stesso. Apro le finestre, la strada, le voci, le mura davanti al mio sguardo. Apro le porte. Apro gli occhi. Rimango chiuso. Non parlo. Non dico. Non mi muovo. Sono come un pezzo di sale ma non scappo da Sodoma e Gomorra, no, ci vivo dentro ancora e nemmeno stentata è la mia conoscenza di quegli infimi recessi umani coperti dalle maschere tricolori.

Ogni guerra che ho abbandonato è stata la scusa per iniziarne un’altra. Oh il profumo delle donne che goduria! Oh la loro pelle morbida e liscia. Oh le porporine guance che si alzano per le risate. Quanto ho avuto freno per questa lussuria che mi penetrava la mente. Quanta gioia persuasi di avere da loro piuttosto che da me. E le anime tutte sedevano ai miei piedi ed io le carezzavo come bestioline felici del loro pregio inferiore.

Ora che sono stato un uomo dabbene posso dire di aver scelto una vita in cui non ho mai fatto distinzione tra condannato e non colpevole. Tutti sullo stesso piano, tutti sullo stesso piatto in cui ho mangiato e gustato la vita orripilante di queste sanguisughe affettive che succhiavano il mio midollo interiore. Tutte quelle madri avvoltoio che si cibavano del mio cadavere, le ho spogliate, le ho rese vedove, le ho assicurate alla mia giustizia con balletti e lodi occulte. Maschere di colombine che cercavano pezzi per il mio vestito. Ed io lo strappavo apposta per fargliene cercare ancora.

Oh dolci fanciulle che vi perdete nei miei cimiteri per posare fiori sulla tomba di quel ragazzo sensibile che vi stringeva la mano, come posso dirvi che mai fui una di voi? Come posso dirvi che non fui mai nemmeno per un secondo certo di quell’amore che voi pensavate così vero? Le vostre anime mie ancelle erano così pulite che era un gaudio eccelso il riporle dentro il mio inchiostro e schizzarvelo tutto addosso.

Di quel tempo fui felice, di quella gioconda remissiva accondiscendenza al mio spirito avventuroso. Poichè adesso il mio stolto signore del dolore mi ha strappato alle vostre colorate vesti per darmi all’oblio dei sensi. Ma le vostre voci di richiamo a me le sento ancora, e voi mie pupille siete sempre in quell’affresco fresco sul quale vi ho lasciato, intatte.

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Informazioni su amleta

Sono una artista poliedrica e cosmopolita, una persona fantasiosa e creativa. Ho un'esistenza in perenne evoluzione e nella mia vita ho fatto molti cambiamenti e progressi. Ognuno è benvenuto sul mio cammino e se i nostri passi coincidono lasceremo tracce chiare affinchè altri ci seguano. Che il vento apra le vostre ali e vi porti oltre ogni orizzonte umano per scoprire il nostro nido selvatico, in fondo al mare, sul ramo più alto, sullo scoglio più aguzzo o oltre l'orizzonte umano. Espandete il vostro cuore e lasciatevi abbracciare dal mio respiro di drago che porta il calore dell’amore universale.
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2 risposte a MANGROVIA FAMILIARE

  1. MILENA VELBA ha detto:

    Will you let me review this on my twitter?

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