MASCHERA DI CERA

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Mi dirigevo verso il mondo con passo più sciolto e il cuore scolpito dalle croci  mortali. Mi guardavo come se fossi uno specchio trasparente e scioglievo il trucco dal mio viso di uomo divenuto donna per sfuggire alla violenza delle donne. Baciavo le mie labbra FELICE di essere di nuovo libero da me stesso.  Nel buco del lavandino giaceva il nero sguardo che aveva ammaliato i poveri malcapitati. Giù  scendeva quel filo di liquido NERO che aveva ornato i miei occhi finora disperati. Ero stato nell’aldilà di me ed ero tornato.

Pulviscoli di cieli che avevo squarciato. Ero stato un ragazzo modello, un figlio amato.

Non potevo amare che quelli come me, coi capelli corti e il seno gonfio. Mi nascondevo sotto gentili fattezze ma ero maschio fino al midollo. Mi coprivo di rozzezze ma ero un cuore comico in travaglio. Non seppero mai che fossi un ragazzo perché in minigonna ero uno schianto. Non seppero mai ch’ero pazzo perché in minigonna ero normale. Non decidere di essere né carne né pesce. Non decidere di essere. Il mio nome sotto aggettivi sempre al maschile e una sola amica che sapesse che ero uomo davvero.

Mi innamorai di lei perché solo con lei potevo esser sincero. “La lingua perduta delle gru” era il mio vangelo. Lo leggevo alla ricreazione. Lo finivo sempre e lo iniziavo di nuovo. Le dicevo, vedi come sono! Amami così, sono un uomo! Ma lei rideva sempre di me, delle mie dichiarazioni d’amore. Era solo una RAGAZZA, cosa pretendevo? Ma solo lei mi faceva battere il cuore. solo lei poteva capire cosa fossi diventato per quel che mi era successo. L’amore platonico era tutto per me. Il corpo non doveva entrarci. Il corpo mi faceva schifo e non lo volevo. Il sesso era una cosa da escludere del tutto, non faceva parte di me.

I miei desideri li potevo soddisfare da solo. Ero un uomo e sapevo come si faceva pur essendo una ragazza. Non volevo amore fisico. Non volevo contatto. Tutto quello era sporco. Tutto quello era violenza. Le mie lacrime non si erano ancora sporcate ma il nero rigava le mie guance. Non riuscivo a truccarmi sul serio. Sembravo un pagliaccio con quel rimmel. Non ero capace di tener fermo il polso. Volevo una cravatta e la comprai. Volevo le Clarks e le comprai. Ma mi sentivo ancora a metà. Nessuno capiva il mio malumore.

Ero un uomo, era comprensibile non poter comunicare con loro. Io amavo solo lei e questa fu la mia fortuna. Eravamo simili ma non uguali. Ci divideva il mio seno. Lei non ne aveva. Lei sorrideva soltanto. Mi ascoltava ed io sapevo che era l’unica a potermi vedere per come ero davvero. L’unica che abbia visto il mio volto di uomo.

 

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Informazioni su amleta

Amleta è una artista poliedrica e cosmopolita, una persona fantasiosa e creativa. Amleta ha un'esistenza in perenne evoluzione. Ognuno è benvenuto sul mio cammino e se i nostri passi coincidono lasceremo tracce chiare affinchè altri ci seguano. Che il vento apra le vostre ali e vi porti oltre ogni orizzonte umano per scoprire il nostro nido selvatico, in fondo al mare, sul ramo più alto, sullo scoglio più aguzzo o oltre l'orizzonte umano. Espandete il vostro cuore e lasciatevi abbracciare dal mio respiro di drago che porta il calore dell’amore universale.
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