BIANCASMORTA

BIANCANEVE

Sempre a dirle quello che doveva essere. Sempre a dirle quello che doveva fare, sempre a dirle che la felicità era a un tiro di schioppo e lei non riusciva a prenderla. Sempre a dirle di star viva, vegeta, buona e brava. Non era come avere una madre. Non era come avere una badessa. Non era come avere una presidente. Era avere l’inferno a colazione tutte le mattine.

Dirigere il pensiero ad altre cose migliori. Dirigersi verso mete più alte. Dirigersi verso una strada dritta e sgombra di pericoli e sofferenze. La madre che guida, la madre che consiglia, la madre che sa cosa è bene e cosa è male. La madre che individua demoni e malomini dovunque.

Il bisogno della fuga impellente. Il bisogno del volo come unica soluzione. Il bisogno di farla smettere di parlare. Una sola fantasia nella testa: imbavagliare quella donna urlante.

Ma lei è la figlia modella, lei è la figlia buona. Rosa, tulle, scarpette tonde.

Lei è quella figlia prodigiosa che porta voti eccellenti a casa.

Lei è destinata a diventare la sposa modello per un marito imperfetto.

Grinze che non fanno una piega.

Grinze nella bocca che sorride.

Bianca butta giù il latte avvelenato e se ne va a scuola.

Sua madre mostro. Sua madre megera.

Dove rimarrà il bacio di una buona madre?

Dentro la tasca dello zaino c’è una merenda fatta di veleno amorevole.

Per il tuo bene. Per il tuo bene.

Ecco percè un giorno Bianca decise di fuggire.

Non aprì nemmeno la finestra. Non spalancò la porta. Non lo disse a nessuno. Prese le sue cose e se ne andò. La sua fu una sparizione esemplare. Una sparizione perfettamente riuscita. Una sparizione dalla vita altrui per apparire nella propria vita.

Per il tuo bene stava sicuramente ancora là a piangere per quella figlia screanzata, ridotta a fuggitiva, persa nelle mani di chissà quale maniaco.

Ma Bianca era felice di poter correre via. Bianca era felice di poter correre lontano da quel bene che l’aveva uccisa. Non sapeva dove andare. Non aveva amiche. Non aveva nessuno che avesse potuto capire in che sofferenza fosse vissuta fino a quel momento. Non si confidava con nessuna compagna di classe. Se ne stava sempre a disegnare e basta. Non mostrava mai i suoi disegni a nessuno.

Per il tuo bene sicuramente sarebbe andata alla polizia. Avrebbe parlato della sua figlioletta modello, studiosa, tenera, buona. Bianca invece voleva uccidere. Bianca voleva distruggere. Bianca voleva finalmente vivere. Quella bocca sempre urlante l’avrebbe cucita. Quella bocca sempre parlante l’avrebbe incollata. Quella vita da eterna infante l’avrebbe distrutta.

Si tagliò i capelli, tutti, fino all’ultimo filo di cervello. Si tagliò i vestiti, le calze, lo zaino, gli slip. Voleva aprire tutto, dilaniarlo, prendersi la fine che le spettava. Voleva sfuggire a tutti gli sbagli che lei era. Voleva sfuggire allo sbaglio che aveva fatto sua madre mettendola al mondo.

Per il tuo bene stava sicuramente piangendo. Per il tuo bene non era soddisfatta di sua figlia. Non sapeva dove fosse andata e con chi si trovasse adesso. Pensava al peggio ovviamente. Era una madre premurosa, era una madre attenta, era una madre fiduciosa. Aveva ucciso l’anima della bambina che non cullava mai. Aveva devastato l’anima della bimba che non guardava mai.

Bianca non respirava bene. La corsa che aveva fatto era così disperata che ad un certo punto si era sentita un dolore al petto. Aveva dovuto fermarsi. La testa le girava. Ma si diceva che doveva correre ancora, correre sempre di più per fuggire via, per fuggire da sua madre.

Per il tuo bene era là a casa e la aspettava per darle ancora la sua dose giornaliera di veleno. Era una brava figlia, mangiava ogni boccone, non lasciava briciole nel piatto, ingoiava tutto. Ingoiava persino la madre. Si era fatta così pesante e ora la corsa era una vera tortura.

Bianca rallentò. Dove stava andando? Non aveva amici, non sapeva dove nascondersi. Non era nemmeno più una ragazzina di quelle che scappano con l’amica per andare al concerto rock. Si guardò intorno. Si chiese perchè fosse nata proprio in quel paese. Si chiese perchè fosse stata sempre così diversa da non apprezzare quella vita che le avevano dato. La madre mostro, la madre strega, la madre che elargiva il suo bene soffocante, il suo bene indigesto, il suo bene ossessivo, il suo bene per sempre.

Bianca voleva che tutto sparisse, che l’intera città sprofondasse, come in quei film col terremoto alla massima potenza. Ogni cosa dentro una enorme faglia e lei sola la sopravvissuta. Il suo passato, la sua infelicità, ogni cosa dentro quel buco enorme in mezzo alla strada. Perchè non veniva Godzilla? Perchè non arrivava King Kong? Da piccola aveva avuto paura di quei mostri ma ora voleva uno di questi Pacific Rim a devastare ogni cosa intorno a lei.

Per il tuo bene sarebbe stata scaraventata via. Cancellata. Per sempre. Quella bocca urlante. Quella bocca piena di bene avvelenato. Quella bocca che le toglieva la vita. Goldrake, Mazinga, uno qualunque, un Transformer, almeno un gigante a distruggere tutto.

Bianca si fermò. Forse era giunta alla stazione. Si sentiva confusa. Era da sola adesso. Non c’era più la sua vita a urlarle appresso. Non c’era più qualcuno che le dicesse cosa fare e non fare. Bianca si sentì felice. Si sentì libera di respirare, di partire, di scomparire, di iniziare una nuova vita.

Bianca entrò dentro la stazione. Aspettò un treno e lo prese. Dove voleva andare? Non conosceva nessun altro posto. Non conosceva nessuno da nessun’altra parte. Non sapeva dove andare. Si alzò e guardò dal finestrino il suo passato che scorreva veloce. La sua vita non era stata vita, era stata solo obbedienza, tristezza, sofferenza. Bianca non voleva diventare morta come tutte quelle persone che incontrava ogni giorno andando a scuola. Non voleva diventare come sua madre. Non voleva diventare nulla, voleva solo essere se stessa. Così sbagliata ma vera. Così diversa ma vera. Così strana ma vera.

Chiuse il finestrino e si sedette. Chiuse gli occhi e si lasciò dondolare dal rumore delle rotaie sui binari. C’erano mille strade ora che lei poteva fare, mille modi per camminare, mille vite da poter vivere. Non sarebbe tornata indietro. Bianca era viva.

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Informazioni su amleta

Sono una artista poliedrica e cosmopolita, una persona fantasiosa e creativa. Ho un'esistenza in perenne evoluzione e nella mia vita ho fatto molti cambiamenti e progressi. Ognuno è benvenuto sul mio cammino e se i nostri passi coincidono lasceremo tracce chiare affinchè altri ci seguano. Che il vento apra le vostre ali e vi porti oltre ogni orizzonte umano per scoprire il nostro nido selvatico, in fondo al mare, sul ramo più alto, sullo scoglio più aguzzo o oltre l'orizzonte umano. Espandete il vostro cuore e lasciatevi abbracciare dal mio respiro di drago che porta il calore dell’amore universale.
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