LA NATURA INTERIORE

Un vecchio e famoso filosofo diceva “conosci te stesso”. Era un consiglio spassionato e rivolto a chi parlava parlava magari di sè ma poi si nascondeva proprio dietro quelle parole. Del resto alcune persone fanno così, per creare quel velo davanti a sè, che mostra un’immagine diverso di quello che sono. E la mostra non solo agli altri ma anche a se stesso.

Purtroppo se andiamo a spolverare “l’Anatomia della distruttività umana” di Fromm” possiamo capire che non solo la distruttività dell’uomo è rivolta agli altri, per motivi di cibo, confini o altre cose di questo tipo, ma è anche rivolta verso se stesso e si esplica in vari modi.

Il camuffamento è uno di questi metodi adottati da quella persona che di sè non accetta molte cose, la propria natura interiore, i propri desideri distruttivi, le pulsioni di piacere o di morte, e quindi che fa di tutto per non mostrare mai all’esterno nulla di tutto quello che si agita dentro di lei.

Ciò che non si accetta dentro di sè il più delle volte viene proiettato all’esterno, facendo leva su quelli che vengono considerate le mancanze o i difetti dell’altro, le incapacità, le distorsioni dei valori etici, e via di questo passo.

Come si suol dire è il bue che dice stupido all’asino. Così chi ha dentro di te tanto marciume e non riesce ad accettarlo ( e con marciume intendo quei desideri inconsci considerati “sporchi”) si mette a giudicare gli altri con un metro di giudizio talmente severo da non dare alcun margine di speranza a nessuno.

Così molti tengono a distanza gli altri perchè pensano di essere privi di quel marciume che vedono solo negli altri e di questo sono certi. Ma ahimè, l’inconscio ( la cosiddetta natura interiore) non risparmia nessuno e quanto più si reprime il proprio vero essere, camuffandolo e usando tutti i possibili artifici per sedarlo a tempo indeterminato, tanto più questo viene fuori con modi e momenti sempre sbagliati, cosa che rende il controllo di sè ancora più stretto e rigido.

Una volta parlai qui nel mio blog appunto del carattere rigido, che Lowen caratterizza con dei precisi parametri nel suo testo più conosciuto, ossia la Bioenergetica. Un tale tipo di carattere è molto comune, più di quanto si pensa, ed è mostrato proprio da quelle persone che soppesano spesso il comportamento altrui, che stanno lì a criticare gli altri e che vedono negli altri solo mostri difettosi e imperfetti.

La motivazione è che essi stessi si ritengono imperfetti ma per non accettare questa negatività distruttiva in se stessi la devono proiettare sugli altri, in modo da allontanarla da sè. Così giudicano negative quelle persone che fanno della propria vita un simbolo di libertà estrema, che sfidano le leggi sociali, che cercano di affermare il proprio essere in vari campi, e che lottano perchè tutti possano mostrarsi per ciò che sono.

La natura interiore fa molta paura a chi si sente soggetto passivo di quella natura inconscia che gli fa volere e desiderare cose che egli crede contrarie alla stessa vita umana ma che non sa che fanno parte ( anche e proprio per quella parte distruttiva) dell’essenza stessa della vita psichica di ogni essere vivente.

Quindi chi vede mostri intorno a sè, chi non accetta gli altri per quello che sono, in realtà è se stesso che non accetta, i propri desideri e le proprie inclinazioni. Purtroppo l’educazione moralista e religiosa aiuta molto il carattere rigido a formare ancora di più quelle barriere che lo tengono distante da se stesso e più si accanisce contro gli altri e più non sa di colpire solo se stesso.

Mi auguro che in futuro si dia molta importanza allo studio dell’Io, del sè, e di quello che comprende la natura interiore degli uomini, dando il giusto peso ad un’analisi necessaria e alla riflessione su ciò che è male e bene ( di cui l’inconscio non fa differenza) dando così la possibilità a tutti di evolversi e arrivare a quella completezza e ricchezza d’animo che fa vedere negli altri solo il buono, il bello, e la vita.

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Informazioni su amleta

Sono una artista poliedrica e cosmopolita, una persona fantasiosa e creativa. Ho un'esistenza in perenne evoluzione e nella mia vita ho fatto molti cambiamenti e progressi. Ognuno è benvenuto sul mio cammino e se i nostri passi coincidono lasceremo tracce chiare affinchè altri ci seguano. Che il vento apra le vostre ali e vi porti oltre ogni orizzonte umano per scoprire il nostro nido selvatico, in fondo al mare, sul ramo più alto, sullo scoglio più aguzzo o oltre l'orizzonte umano. Espandete il vostro cuore e lasciatevi abbracciare dal mio respiro di drago che porta il calore dell’amore universale.
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Una risposta a LA NATURA INTERIORE

  1. Piero ha detto:

    Affronti un tema “scottante”. Innanzitutto affermi una sacrosanta verità quando parli della proiezione delle proprie paure e debolezze all’esterno, sull’altro, in modo talmente parossistico fino a rilevarle e stigmatizzarle. Ed è altrettanto vero che è un comportamento molto diffuso. Pensa ad esempio nell’ambito lavorativo dove c’è competizione. Scovare la debolezza dell’altro ci mette al riparo dalle delusioni, per un mancato aumento, una mancata promozione. Ecco – ci diciamo -, quello non ha nessuna delle mie vincenti caratteristiche eppure ha ottenuto qualcosa, ed io. In fondo il disprezzo dell’altro in fondo, soprattutto se conseguito senza nemmeno approfondirne la conoscenza, ci pone al riparo dall’autocritica e ci invoglia a mantenere lo status quo, non adottando alcun cambiamento. In definitiva è una posizione di comodo, ancorché di estrema debolezza giacché non richiede alcuno sforzo aggiuntivo.
    Bella la conclusione quando auspichi l’approfondimento della conoscenza dell’io e del sé. La seconda, sai meglio di me, è impresa alquanto ardua se non condotta con metodo e con il supporto di un esperto perché essa varia in funziona del nostro interlocutore.
    C’era un mio “maestro” acceso sostenitore della freddezza britannica. Pochi gesti, nessun movimento del corpo, movimenti oculari ridotti a zero e infine frasi secche e semplici: soggetto, predicato verbale e complemento oggetto. Dal suo punto di vista, ciò trasmetteva esternamente un’immagine alquanto standard ma rasentava la freddezza assoluta. Valeva nell’ambito lavorativo dove le figure manageriali, soprattutto se interagivano con funzioni aziendali estere, dovevano appunto dare prova di estremo controllo. Ma, nella vita di tutti i giorni, è ben altra cosa.
    Grazie delle riflessioni che, come avrai notato, e me ne scuso, ne hanno generato altre.
    Ciao, Piero
    PS Complimenti, il tuo blog già mi piace molto.

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