CANCELLARSI DEL TUTTO

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Into the wild. Strappare il proprio documento d’identità. Buttare i soldi. Bruciare tutto il passato. Lasciare la famiglia. Dimenticare ciò che si è stati. Chi sarebbe capace di un gesto così ribelle verso la società in cui è cresciuto? E quale potrebbe essere il motivo per fare questo? La libertà può essere raggiunta in questo modo?
Si può cambiare stato o paese. Ma si rimane inguaiati nel proprio passato e nella società stessa. Allora come cancellare tutto? Into the wild è un buono o un cattivo esempio? Ci si deve adeguare o si deve trovare il proprio modo di essere e vivere?

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Informazioni su amleta

Mi chiamo Amleta Bloom e sono una persona molto solare, allegra, socievole ed affettuosa. Ho vissuto e studiato Performing Arts a Londra dove ho potuto sperimentare diverse forme artistiche. Esprimo le mie emozioni attraverso la scrittura. Ho quattro editori e dieci libri pubblicati in formato cartaceo, in formato ebook e in audiolibro. Ho una personalità molto creativa e sono impegnata in vari interessi e progetti. Pratico diversi sport e mi piace conoscere gente e stare in compagnia. Amo gli animali, la natura, il mare, le montagne, le barche, gli aerei, le navi e la psicanalisi. Credo nel valore dell’amicizia e dell’amore, della collaborazione e dell’aiuto reciproco a livello interpersonale e internazionale. Le mie passioni sono: il nuoto, la MTB, il trekking, il diving, il kite surfing, il tai chi, la meditazione, il ciclismo, l’arte, il giardinaggio, il teatro, il cinema, i viaggi.
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13 risposte a CANCELLARSI DEL TUTTO

  1. rosalbataibi di Sole di Sicilia ha detto:

    Mah, direi che l’esempio di McCandless è un po’ troppo etremo, se non fosse stato per il finale tragico, sarebbe stato uno dei tanti e temporanei viaggi “on the road”, che magari aiutano a rinforzare mente e personalità…

  2. Giovanni Augello ha detto:

    La storia di Chris McCandless, giovane americano che, dopo essersi laureato con il massimo dei voti, lascia casa, famiglia ed amici, per avventurarsi senza soldi e risorse in un tribolato viaggio attraverso gli Stati Uniti, assurge, a mio avviso, a simbolo per tutti quelli che interpretano il viaggio non come semplice anelito di libertà, ma come una vera e propria “fuga” da tutto e da tutti, una sorta di “uscita di sicurezza” da un mondo falso e convenzionale, nel quale non ci si identifica più e dal quale si vuol prendere le distanze. Chiaramente, la personale e controversa odissea di Chris nel selvaggio Alaska, condannato a vivere, o meglio, a sopravvivere con niente in un autobus abbandonato, analizzata dal di fuori e col senno di poi, si può prestare facilmente a delle critiche, ma è sempre difficile esprimere giudizi di merito nelle scelte individuali degli altri. Credo che ognuno abbia il diritto di costruirsi il destino che vuole, trovando il “proprio modo di essere” senza interferenze altrui.

  3. Rain ha detto:

    Tutto questo ti può staccare da quello che rappresenti per la società, indubbiamente.. ma il modo in cui ti percepisci, inevitabilmente influenzato da queste cose, difficilmente puoi cancellarlo del tutto

    • amleta ha detto:

      Tempo fa parlai male di Tiziano Terzani che dopo tanti libri illuminanti se ne andò a vivere in India. Ma scusa…scopri il senso della vita e non sai trovarlo in pieno traffico a New york oppure dentro la metro di Milan Allora non sei illuminato per niente!
      Intendevo dire che la fuga dalla civiltà non cancella quello che siamo. Possiam buttare tutto del nostro passato ma ci rimane dentro tutto.
      È un’illusione pensare che andando via tutto cambia.
      Siamo noi che cambiamo vita a seconda di come percepiamo la nostra vita.
      È la condizione interiore che ti fa vedere tutto bello o tutto grigio. Per esempio quando uno è innamorato può vivere pure in un tugurio e per lui è il paradido se là sta il suo amore. 😉

  4. Paola ha detto:

    bah, quell’esempio lì è stato un po’ fallimentare

    • amleta ha detto:

      Infatti a me il film non è piaciuto. Secondo me il messaggio che passa è negativo e cioè: se vai fuori dalla società non vivi e non sopravvivi. L’uomo non è più capace di vivere nella natura, è un fallimento. Si ammala per una sciocchezza e muore in tempo zero.

  5. raccontodisicilia ha detto:

    Si può sfuggire da tutto… tranne che da se stessi.

  6. Fra ha detto:

    Ti dico la verità? Ho delle opinioni contrastanti. Da una parte ho anche un po’ dell’eremita, allontanarmi da tutto e tutti. Anche per questo mi ha colpito tanto scoprire questa storia e vedere come è finita… di tutte le volte che ho pensato di fare l’eremita in nessuna mi era ve uto on mente che magari potevo stare male e potevo aver bisogno di altri

    Into the wild è una storia molto profonda

  7. vincenzomobys ha detto:

    Questo film per me ha rappresentato tanto. Ma tanto tanto tanto. Considera che ho anche acquistato il libro, il cd con la (splendida) colonna sonora e nella mia stanza ho un mega poster. Più fan di così ! La chiave di lettura, carissima Amleta, per me è un’altra (ah! mi sono fatto anche una maglietta con questa frase !): la felicità è autentica solo se condivisa. A molti di noi, ad un certo punto della vita, piacerebbe isolarci, dormire dentro un bus in mezzo all’Alaska, dimenticare tutto e tutti (telefonino in primis), ma la vita non è questo (almeno per me e per.. Alex). Il mio partire “into the wild” è stato lasciare Palermo per Verona. L’inizio è stato a dir poco entusiasmante, poi però ti accorgi che qualsiasi cosa tu faccia, bella o brutta, positiva o negativa, eccitante o meno, non la condividi con nessuno. Subentra la solitudine, altro che “mi isolo così mando tutti affanculo”. E la solitudine è morte. “Happiness is only real when shared”, ricordatelo. Un caldo saluto.

    • amleta ha detto:

      Io ho preso il libro credendo fosse il suo diario con dentro la spiegazione di quella scelta e invece è fatto da parole altrui su di lui e la sua decisione. Il film, come ho detto in un altro commento, non mi è piaciuto e ho spiegato il motivo. Io pure ho fatto un salto come il tuo dal sud al nord ed è un disastro umano qui 🙁

  8. Topper Harley ha detto:

    Quell’esempio, più che ricerca di libertà, la vedo come una fuga verso un mondo a cui comunque bisogna adeguarsi. Non so quanto Candless fosse realmente libero…

  9. rosalbataibi di Sole di Sicilia ha detto:

    Ragazzi per essere “into the wild” ai giorni d’oggi, basterebbe spegnere per 5 minuti il cellulare e guardare concretamente anche fuori dalla nostra finestra…

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