IN TRAPPOLA

caged

Avete presente i protagonisti della Beat Generation? Quando si dice “on the road” si fa riferimento a quelle persone che giravano in lungo e largo l’America, che bevevano e si drogavano e scrivevano libri parlando della loro vita. E la loro vita era fatta di viaggi, sesso e droga. E son tutti ritenuti desgli scrittori meravigliosi.
Cosa li ha resi tali? Fuggivano da qualcosa o qualcuno? Avevano tutti famiglie disastrate? Cosa li rendeva irrequieti e bisognosi di paradisi artificiali?
Se guardiamo alle persone di oggi vediamo la Trap Generation. Ragazzi che fanno quel tipo di vita e sono molto criticati. Eppure non sono molto diversi dai dispersi nelle strade dell’America di quegli anni. E cosa li rende tali? Perchè hanno bisogno di quel tipo di vita sempre in movimento, di droga e sesso? Da cosa fuggono?
Spiriti inquieti per quale motivo? Cosa porta certe persone a desiderare spazi aperti e confini aperti? Cosa ne pensate della vita on the road? E qualcuno di voi l’ha provata?

( Copyright dell’articolo di Amleta Bloom)

 

Informazioni su amleta

Mi chiamo Amleta Bloom e sono una artista poliedrica con molte sfaccettature e anche lati oscuri. Sono una persona molto solare, allegra, socievole ed affettuosa ma realista e una buona osservatrice del mondo in cui vivo. Ho vissuto e studiato Performing Arts a Londra dove ho potuto sperimentare diverse forme artistiche e partecipare a esperimenti di arteterapia, danzaterapia e affabulazione. Dopo la mia carriera artistica londinese mi sono trasferita in Italia per problemi di salute in famiglia. Ma non ho mai abbandonato la mia anima creativa. Esprimo le mie emozioni attraverso la scrittura. Ho quattro editori e dieci libri pubblicati in formato cartaceo, in formato ebook e in audiolibro. Ho una personalità molto estrosa e sono impegnata in vari progetti che ambiscono ad aiutare le persone in difficoltà e specialmente i bambini e le persone autistiche. Pratico diversi sport e mi piace conoscere gente e stare in buona compagnia. Amo gli animali, la natura, il mare, le montagne, le barche, gli aerei, le navi e la psicanalisi. Credo nel valore dell’amicizia e dell’amore, della collaborazione e dell’aiuto reciproco a livello interpersonale e internazionale. Le mie passioni sono: il nuoto, la MTB, il trekking, il diving, il kite surfing, il tai chi, la meditazione, il ciclismo, l’arte, il giardinaggio, il teatro, il cinema, i viaggi.
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14 risposte a IN TRAPPOLA

  1. zariele ha detto:

    Forse non ho capito. Può darsi, vista l’ora. Comunque, se intendevi fare un discorso sociologico possiamo certo trovare punti di contatto tra le due generazioni, almeno per quanto riguarda il rigetto e l’emarginazione da parte dell’establishment e della società bacchettona. Infatti, non c’è grandissima differenza fra la società di allora e quella di oggi. Va ricordato, per non fare torti a nessuno, che negli anni cinquanta e sessanta chi viveva “on the road” era considerato un diverso, e per questo spesso visto come il male assoluto. Più che una persona, era vissuto come un animale nocivo, di cui l’onorata società poteva benissimo fare a meno. (vedi la fine dei due rider in Easy Rider). La Storia di oggi è ancora tutta da analizzare e da scrivere. E pochi saprebbero rispondere alle tue giuste domande.
    Quanto all’aspetto di ciò che la Beat generation ha prodotto dal punto di vista artistico, probabilmente in certi casi si è esagerato. Il mito ha avuto la meglio sul valore letterario, ma se dovessimo fare un’analisi comparata delle opere letterarie di allora e quelle di oggi, quante di quelle di oggi, o dell’era post-moderna in generale, tranne pochissime eccezioni, reggerebbero il confronto? Quante si salverebbero? Io ho già espresso le mie idee in merito.
    Pensa solo alla musica…
    In ogni caso, aspettiamo di vedere cosa partorirà la Trap Generation e poi ne riparleremo. Buona serata, Amleta.

  2. Evaporata ha detto:

    Penso che la differenza tra la beat e la trap si possa trovare in una parola: ideali.

    • amleta ha detto:

      Cioè? Spiegami meglio. Che ideale aveva Kerouac? E William? Cosa facevano della loro vita? Io ho letto molti dei loro libri e ho trovato le stesse cose che oggi puoi trovare nei testi o nelle vite dei trap.

      • Evaporata ha detto:

        In loro c’era il grande rifiuto del materialismo che è alla base del trap. E, soprattutto, il livello culturale era sensibilmente più elevato.

      • amleta ha detto:

        Scusa forse hai scritto trap invece di beat. Il rifiuto del materialismo era alla base della beat generation. Hai scritto trap, ma i trapper vogliono soldi e successo e belle macchine, sono questi i loro ideali. Oppure i trapper che conosci rifiutano queste cose?

      • Evaporata ha detto:

        Sì, scusa Amleta. Stavo uscendo ed ho risposto in fretta, certo mi riferivao alla beat riguardo il rifiuto del materialismo. Ed ovviamente intendevo che il materialismo è alla base del trap.

      • amleta ha detto:

        In effetti mi hai dimostrato che c’è questo grande gap tra i due tipi di generazione. Grazie, a questo particolare non avevo pensato affatto. Ecco perchè è bello discutere e conoscere altri punti di vista 😊

      • Evaporata ha detto:

        Avendo lavorato per oltre vent’anni in una radio privata, m’è rimasto il grande amore per questo media, che è la portante fissa della mia vita. Conosco quasi tutti i generi musicali e sono, forzatamente, sempre aggiornata. Conosco quasi tutti i trapper italiani, li ascoltati in varie interviste lontani dal loro spazio preferito, il Web. Quando sono al cospetto di conduttori radiofonici di età elevata e con grande esperienza musicale alle spalle, abbassano notevolmente le ali e si presentano meno aggrassivi, sia nei comportamenti, sia nell’abbigliamento. Qualcuno è anche simpatico e fa tenerezza, perché senza i riflettori e senza il supporto del loro fan, appaiono ragazzotti toccati da improvvisa popolarità, conviti di poter rimanere per sempre in quella situazione. Qualcuno non è solo malato di protagonismo, ma ha pure idee di onnipotenza, come se il mondo iniziasse finisse intorno a loro. Benché sia un sottogenere della musica rap, conoscono solo i loro suoni che sono tutti elettronici, con metriche e regole ben precise. Ma non si interessano di null’altro. Non sono neppure “artisti” di rottura perché a loro non interessa altro che il proprio successo e, pur facendo riferimento ai loro maestri, restano creature solitarie che nascono nei bassifondi delle città, senza propettive né aspirazioni di lavoro e di crescita sociale, e non gliene frega niente. La loro unica mira è fare soldi sfondando Youtube.

      • amleta ha detto:

        Grazie per aver raccontato la tua esperienza ravvicinata con loro. Io mi chiedevo anche da che tipo di contesto sociale venissero. Perchè una vokta il rap era cantato in strada dai poveri “disadattati” che avevano famiglie alle spalle di drogati e delinquenti. Ma adesso sembrano tutti venire da famiglie normalissime di cui non credo abbiano nulla da lamentarsi e il loro peggiore problema è la noia. Youtube li rende visibili e ricchi. Ma non è il mezzo, piuttosto sono altri ragazzi che vorrebbero essere come loro e che li seguono e li rendono delle star. Hanno un malessere di vivere per aver scelto il trap? Non credo. Lo hanno scelto solo perchè vogkiono andare sul sicuro e spaccare.

      • Evaporata ha detto:

        No, tanti di loro provengono da situazioni disperate. È la mancanza di valori che rende così loro e i loro fan che, purtroppo, sono sempre più piccoli. Hanno un pubblico che va dagli otto ai quindici anni. 😔 Il massimo delle aspirazioni è possedere abiti e accesori costosissimi e super griffati.

      • Evaporata ha detto:

        “Ideali” di libertà e fancazzismo non sono sempre uguali.

      • amleta ha detto:

        Sì ma chi voleva la libertà? E per fare cosa? Adesso molti giovani gridano che vogliono la libertà di poter usare l’erba senza essere arrestati. Erba o altre droghe. Vogliono la libertà di poter avere tutto quello che desiderano subito. I rapper erano impegnati a criticare certi comportamenti “ipocriti” della società. Adesso invece i trapper sono proprio parte di quella società. Dunque non stanno ai margini, vestono firmati e non mandano le loro fidanzate a prostituirsi per comprarsi la droga ma le mandano su Instagram mezze nude per fare visualizzazioni e guadagnare soldi per farsi. Ecco, in certe cose ci vedo delle similitudini. Poi che Jack avesse studiato e Young Signorino no questo non lo so di preciso( devo fare altre ricerche sui trapper perchè non conosco tutti i loro cv).

      • Evaporata ha detto:

        Sì, sì, è vero sono io aver scritto senza rileggere. I trapper sono esattamente come li hai descritti tu, adorano il benessere, l’appariscenza esagerata, si spaccano in tutti i modi possibili.

  3. amleta ha detto:

    Scusa se forse non sono stata abbastanza chiara nel mio post ma a volte scrivo nei posti più scomodi e non sempre riesco bene ad esplicare tutto come penso nella mia mente. Un discorso sociologico non lo farei mai, non ho le competenze adatte e me ne guarderei bene dal farlo. Lo lascio fare agli studiosi di sociologia. Io ho solo fatto una riflessione cercando di capire cosa portava quelle persone, intendo gli scrittori della beat generation, e i trapper di oggi. Cosa li ha portati a fare quel tipo di vita e a scrivere quei romanzi allucinati? E e cosa li porta adesso a scrivere certi testi allucinati? Ho visto una qualche similitudine tra di loro.
    Anche se oggi alcune persone odiano i trapper e li giudicano solo fanazzisti drogati e altri li invidiano ( la maggior parte) per i soldi che riescono a fare.
    Però per esempio l’uso delle droghe, il loro stile di vita girovago, il loro modo di usare le donne per vari scopi. Ecco, intendevo questo. Spero di esser stata più chiara.

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