QUANDO NON AVEVAMO INTERNET

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Molti di voi forse pensano che io sia nata ieri. Forse immaginate una persona che sta tutto il tempo suii social o in giro a far shopping o a leggere romanzetti rosa.

Ma io ho vissuto quasi metà della mia vita e quel passato non ho potuto documentarlo se non a volte con la Agfa Matic di mio padre, che ogni tanto mi concedeva di portarmi questa macchina fotografica antidiluviana con me per avere dei ricordi.

Ma essendo i rullini molto costosi, almeno nella nostra zona, non ero libera di fare moltissime foto.

Dunque quando non esistevano i cellulari e le fotocamere o le videocamere. Quando non esisteva internet e neanche i social. Quando gli eventi importanti potevano documentarli solo grandi canali tv, perche quelle piccole tv paesane nostre  non avevano i mezzi, molte cose andavano perdute.

Mi rendo conto che forse la maggior parte di voi non ha la più pallida idea di come facessimo a vivere in quel modo e di come si potesse evitare di documentare ogni piccolo passo fatto oppure ogni tragedia personale e non, ma quel mondo esisteva.

E l’Agfa un giorno si ruppe e fu sostituita da una macchina fotografica a rullini, che ogni tanto sfuocava le foto e nessuno la sapeva usare bene, compreso mio padre.

Era assurdo non poter vivere in quel modo? Facevo teatro, facevo danza, facevo viaggi e manifestazioni e gruppi di protesta, parlavo con gli immigrati (quelli di 25 anni fa) per strada perchè studiavo lingue ed ero in grado di chiedergli della loro vita, facevo moltissime cose insieme ai miei amici.

Ma non ho potuto documentare nulla di tutto questo. Nessuna registrazione neanche vocale. Perchè il mangianastri lo ebbi in regalo solo dopo. L’unica cosa che avevo era una radio dove si metteva un minuscolo microfono ma funzionava solo con la spina e quindi non potevo portarmela in giro.

Solo dopo hanno iniziato a vendere radio a batteria. E solo nelle città. Nei paesi certi prodotti non arrivavano. Se guardate dei film datati forse capirete bene di cosa parlo. Ma ormai i film in bianco e nero non li vede più nessuno.

Le cose si FACEVANO e basta. Non c’era il pensiero e lo scopo di far vedere a tutti la mia vita e come la vivevo.

Non avevamo il pensiero che altri dovessero “vedere” e considerare il nostro operato.

Lo so che adesso molti di voi si chiederanno che razza di vita fosse. Ma era una vita meravigliosa. Noi vivevamo per noi stessi, e gli altri che erano nella nostra vita erano i nostri familiari, parenti, amici e gente che aiutavamo senza dir niente a nessuno.

Ci raccontavamo le cose tra di noi e ci scrivevamo lettere di carta. Magari scrivevamo a qualche giornale. Volevano premiarci e dicevamo no grazie. E nessuno di noi voleva esser “visto” da tutto il mondo ed esser valorizzato da milioni di like.

Adesso il mondo è fatto di like ma nel mio passato il like più bello era quello di mio padre quando prendevo ottimi voti e quando mia madre cuvinava qualvosa di squisito.

Erano fatti veri e gente vera. Non esistevano fake. Nè come persone nè come notizie. Ma ripeto la vita non si documentava, si VIVEVA.

E tutti coloro che non possono immaginare come tante cose siano andate perdute comprino una Agfa e provino ad usarla e vedano cosa si riesce a documentare, evitando di esporre il rullino alla luce e stando attenti a non bagnare la macchina.

I fotografi professionisti hanno lasciato foto molto famose di eventi e personaggi. Ma noi avevamo mezzi scadenti per ogni situazione e ci arrangiavamo e non era facile.

Ma c’eravamo e abbiamo visstuto quegli anni là, 70-80-90 e tutte le esplosioni e tutte le uccisioni in piazza e tutto quello che nessuna bambina o ragazzina dovrebbe mai vedere.

Ma non abbiamo potuto lasciare i ricordi ai posteri. Forse un giorno lo faremo con un libro autobiografico che finirà in un angolo polveroso di biblioteca perchè adesso molti leggono solo ebook.

E la nostra Agfa è lì conservata e non può parlare e dire tutte le cose che ha visto. E il nostro passato è lì nella nostra memoria e non importa se non possiamo mostrarlo per avere like. L’importante è aver fatto tutte quelle cose e andarne fieri.

( Copyright del post di Amleta Bloom)

 

 

Informazioni su amleta

Mi chiamo Amleta Bloom e sono una artista poliedrica con molte sfaccettature e anche lati oscuri. Sono una persona molto solare, allegra, socievole ed affettuosa ma realista e una buona osservatrice del mondo in cui vivo. Ho vissuto e studiato Performing Arts a Londra dove ho potuto sperimentare diverse forme artistiche e partecipare a esperimenti di arteterapia, danzaterapia e affabulazione. Dopo la mia carriera artistica londinese mi sono trasferita in Italia per problemi di salute in famiglia. Ma non ho mai abbandonato la mia anima creativa. Esprimo le mie emozioni attraverso la scrittura. Ho quattro editori e dieci libri pubblicati in formato cartaceo, in formato ebook e in audiolibro. Ho una personalità molto estrosa e sono impegnata in vari progetti che ambiscono ad aiutare le persone in difficoltà e specialmente i bambini e le persone autistiche. Pratico diversi sport e mi piace conoscere gente e stare in buona compagnia. Amo gli animali, la natura, il mare, le montagne, le barche, gli aerei, le navi e la psicanalisi. Credo nel valore dell’amicizia e dell’amore, della collaborazione e dell’aiuto reciproco a livello interpersonale e internazionale. Le mie passioni sono: il nuoto, la MTB, il trekking, il diving, il kite surfing, il tai chi, la meditazione, il ciclismo, l’arte, il giardinaggio, il teatro, il cinema, i viaggi.
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12 risposte a QUANDO NON AVEVAMO INTERNET

  1. Ehipenny ha detto:

    Sono nata nel 1998, si può dire che sia cresciuta in contemporanea con tutta la tecnologia che esiste oggi, quello che racconti è anche quello che raccontano i miei genitori, e non nascondo di provare a volte invidia… meglio o peggio? Non posso dirlo, conosco solo questa realtà, ma ci sono moltissimi lati che cambierei

  2. almerighi ha detto:

    nemmeno io sono nato ieri, e concordo sul fatto che la qualità della vita e dei nostri neuroni fosse infinitamente migliore in quel periodo (anche solo 25 anni fa) rispetto a oggi; col telefono ci telefonavi, col computer ci lavoravi, con la macchina fotografica fotografavi, ecc.

  3. Neogrigio ha detto:

    bel post, bei tempi, bellissimi ricordi di un mondo, una società, che purtroppo non c’è più

  4. silviacavalieri ha detto:

    Mi piacciono tante cose di questi tempi, ma per tantissime altre, così vere, che tu citi nel tuo articolo, provo una grandissima nostalgia.Mi ricordo una splendida infanzia, con certi l
    ritmi lenti e sereni che oggi non ci sono più. La vecchia macchina fotografica ( Comet,Bencini) non l’ho più, ma per fortuna ho recuperato in giro per la casa di mia madre tantissime foto e ho potuto ricostruire tanti momenti della mia vita, in bianco e nero, fin a dai primi anni.

  5. Io fin da piccolo ho potuto utilizzare quelle del fratello grande compresa la cinepresa(periodo anni 70) ed ho tutta la vita della mia famiglia. Solo che ormai sono più i morti che i vivi e guardare i filmini diventa un operazione titanica senza finire a piangere. Delle botte di tristezza. Conservo tutte le mie macchine fotografiche e cineprese.

  6. Flavia Vinci ha detto:

    Quanta nostalgia nel leggerti! Sono del ’76 e mi hai riportato per un attimo a dei ricordi bellissimi 😍

  7. Oh ti capisco bene, eccome sono del 68 quindi immagina… Buona serata cara

  8. fracatz ha detto:

    oh oh, benvenuta tra di NOI nel mezzo del cammin di nostra vita

  9. zariele ha detto:

    E’ facile cedere al rimpianto del bel tempo che fu. Capita a anche a me, specie in certi momenti. E per molti aspetti lo facevano anche i miei. Ma in genere cerco di prendere il buono e il positivo che ogni epoca mi ha offerto, dal 1946 ad oggi. Credo che la mia generazione, almeno in questo paese, sia stata la più fortunata da due o tremila anni a questa parte (potrei anche spingermi oltre). Niente guerra, boom economico, possibilità di studiare e realizzarsi, allungamento della vita, e last but…uno sviluppo tecnologico mai visto.
    Se oggi posso permettermi una critica, però, è l’incapacità di certe generazioni di fare raffronti con il passato. Ma soprattutto di impiegare strumenti come internet in modo più utile per se stessi e per la società. In pratica di essere più protagonisti, più liberi, e meno vittime. Questo mi dispiace. E’ come buttar via un’infinità di splendide occasioni, che la mia generazione non si sarebbe certo lasciata sfuggire. Buona serata.

  10. Per questo io non perdo mai occasione di ringraziare Internet, il www gratuito mentre quello a pagamento non lo frequento e… come lo ringrazio?
    Lavorandoci per quel che riesco e posso per facilitargli autoguarigioni reali dalle sue malattie perché Internet è un organismo infinito e può avere malattie anche molto pericolose ed io non posso e non voglio usare Intranet a pagamento i cui utenti non si preoccupano abbastanza del vero www gratuito che non campa se non vi è chi ci lavora in onestà di coscienza creativa credendoci, grazie per il tuo splendido racconto di come non si documentava quando Internet non c’era, io ho poche fotografie (da macchine fotografiche analogiche a pellicola) di quando ero giovane (ed Internet c’era ma io non lo sapevo) che ritraggono me perché non le tenevo io, semplicemente, mi occupavo praticamente niente della mia persona e più che altro fotografavo paesaggi, in effetti attualmente i rullini fotografici a pellicola per me attualmente costano troppo ma per molte persone sarebbero abbordabili, in realtà buongiorno 🙂

  11. JT Twissel ha detto:

    I wish I’d held onto to my father’s ancient camera!

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